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Primo maggio. Festa delle lavoratrici e dei lavoratori oggi, al tempo del Covid-19.

1 Maggio 2021 | Comunicati stampa ANG
Primo maggio. Festa delle lavoratrici e dei lavoratori oggi, al tempo del Covid-19.

Ormai lo pandemia è entrata come una forza devastante nelle nostre vite e nel nostro sistema sociale ed economico. Lo ha radicalmente trasformato e ha modificato il nostro modo di concepire il lavoro.
In questi lunghi mesi abbiamo ripreso a parlare di lavoro agile, smart working, south working. La pandemia ci ha posto di fronte a nuove modalità di organizzazione e gestione del lavoro e, soprattutto, ha messo maggiormente in evidenza i divari enormi che ancora esistono tra donne e uomini, tra giovani e adulti, tra chi ha un lavoro garantito e chi non ce l’ha.
Purtroppo, per moltissimi la pandemia ha significato anche perdita del lavoro. Per altri, sovraccarico e turni massacranti. Per i giovani, opportunità di innovazione ma, in altri casi, paralisi del cantiere in cui modellare un progetto per la propria vita.
In questo contesto di incertezza verso il futuro, la commemorazione odierna deve essere innanzitutto impegno, analisi, riflessione condivisa, perché il lavoro sia davvero un diritto di tutte e tutti, perché sia garantito a tutte e a tutti, perché nessuno debba sentirsi costretto a scegliere tra lavoro o famiglia, tra lavoro o salute. È la più grave ingiustizia. E se parliamo di condizionamento culturale che agisce sulle giovani madri , ci troviamo di fronte ad una situazione ancora più preoccupante.
Gli orizzonti comuni oggi stanno nella strategia del fare spazio pubblico e progettare nuovi servizi nello spazio condiviso di un’esistenza che è mutata. Ripensare la mobilità, la solidarietà, l’istruzione, il baby caring, la parità, la socialità.
È qui che si gioca la partita del lavoro.
È nello spazio fuori da noi: credo che la strada sia questa e che ci sia bisogno di uno sforzo collettivo per percorrerla, perché nessuno si salva da solo.
Il “noi” è davvero il motore dell’azione e del cambiamento. Questa è una prospettiva che mi sta particolarmente a cuore e che ritrovo nei tanti programmi promossi dall’ @agenziagiovani, in cui le ragazze e i ragazzi collaborano, fanno rete, mettono in comune le proprie competenze, le scambiano e ne acquisiscono di nuove, per perseguire obiettivi comuni e per costruire le fondamenta di un percorso di realizzazione.
Non so se dal Covid-19 ne usciremo migliori come collettività. Mi piacerebbe però che almeno una cosa entrasse a far parte delle memorie del nostro agire: “Non si può delegare il prendersi cura”. Quando sarà tutto finito, manterrei la regola del metro di distanza, ma da se stessi. Perché possiamo essere felici o più felici se pensiamo un po’ più a noi, dove “noi” sta per orizzonti comuni.
È così che potremmo tornare ad orientarci, tenendo bene a mente che è urgente ridurre le disuguaglianze e la frammentazione sociale.
È nello spazio pubblico che dobbiamo assicurarci che la situazione di partenza legata alla sfera privata di un individuo non ne condizioni il suo intero percorso di vita.

Una visione del Paese legata alla sociologia dello spazio e al perseguire senza ipocrisie il benessere collettivo in maniera molto pratica sono gli anticorpi essenziali: ce lo ha ribadito il Covid.

Il mio primo maggio, il nostro primo maggio 2021 è un grande “NOI” nel quale continuare a sperare.

PS: Le parole continuano ad essere uno strumento di costruzione di spazio pubblico importante: da maneggiare con cura

Lucia Abbinante – Direttrice Generale di ANG

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